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Agende e agendine

Annotazioni autografe dalle agendine da tasca 1953-1987
e dalle agende da tavolo 1958-1995.


(5 novembre 1958)
Ho ritenuto, con questa agenda, riprendere la vecchissima e da tempi immemorabili abbandonata consuetudine di segnare i ricordi salienti delle mie giornate.
Nella giovinezza questa fu indizio di pedantesco entusiasmo per una vita contemplata con naturale e ingenuo egocentrismo: quasi che ciascuno di quei fatti, non importanti, si proponesse melodrammaticamente degno di agire sul palcoscenico della memoria. Ultimi, se non erro, i fatti della guerra. (Ma dove siete ora, diarii, o presi da Carelli o sparsi in cassetti o nella polvere delle cantine, tanto sparsi o nascosti da render faticoso anche il pensiero di ricercarvi?)
Poi vennero fatti sempre più importanti ma sempre più ridimensionati e quasi umiliati dalla coscienza della loro modesta proporzione con il mondo circostante.
E parve l’appuntarli, anche solo l’appuntarli, una perdita insopportabile di tempo, mentre proprio il tempo si andava impoverendo e tutto diveniva fretta: (… la clepsydre se vide!)
Supplirono, sul piano tecnico, assai malamente, le piccole agende, per qualche occasionale riscontro di cose passate. Sul piano dello ‘sfogo’ supplirono, in parte, taluni epistolarii.
Avverto però adesso una crescente necessità di ricordare fatti e persone; e forse anche una polemica volontà di perdere tempo per guadagnarlo. Perciò tento di riprendere l’antica consuetudine, pur cosciente del dubbio che essa potrà allignare e continuare
Saranno brevi note, quasi stenografiche, con fini utilitari e non letterari, proprio perché non abbiano a sopraffarmi.

Agenda n. 1, 1 gennaio 1958 (datata 5 novembre 1958, ma collocata in apertura dell’agenda)

Lincei – Consorteria di acide mummie. Non serve a niente, se non forse a risparmiarmi la insopportabile fatica di cercare per telefono questo o quell’autorevole collega cui è da dire o chiedere cose utili ma non pressantissime. Qui, infatti, s’incontrano tutti.
E non capisco perché ci vengono. Nel corso dell’anno – e nel progressivo mio smaliziarmi dopo il paradisiaco trauma di cui due anni or sono si incensò la mia vanità con l’ammissione in questo empireo – andrò diradando la mia frequenza alle adunanze.
Nelle quali, al ritmo della gracchiante fumosa para-arguta voce del batracioide Arangio [-Ruiz], si snocciolano a Classe unica noiose presentazioni di libri – fecondissimi e largamente autoesibizionisti taluni, quali il Paratore – o si collezionano commemorazioni di defunti.
Quanto più utili sarebbero adunanze di “categoria”: per esempio – magari una volta ogni due mesi – discussioni tra archeologi!
Ma a chi proporlo? E come?
Se ne riparlerà quando sarò “nazionale”.

Agenda n. 1, 11 gennaio 1958

Alle 12 parto per Genova.
Classica insonnia all’ Hôtel de Princes et Gênes (ambizioso e, nonostante le apparenze, vecchiotto).
Esco in un bel sole, percorro la via Balbi fino alla SS. Annunziata, dove sento messa alle 10.
Partenza alle 12.05 sulla vettura Milano-Bordeaux. Mangio al Restorante. Dopo Ventimiglia, hic sunt leones…
Viaggio straziante, lungo, senza conforti, fumo, panino miserrimo a Marsiglia. A Tolone lo scompartimento è invaso da una turba di cadetti della marina in trasferimento con valige, sciabolini, racchetta da tennis. Hanno l’età di Gianvittorio. Uno, biondo, dorme tranquillo.
Nîmes, Monpellier. Gallet de Santerre e moglie sono alla stazione, carissimi, ci rivediamo dopo poche settimane, dal Congresso di Archeologia.
Nel nobile camerone dell’Hôtel de la Metropòle dormo egregiamente.
Alle 11 incontro all’Istituto Italiano dell’Universitè, Mlle Martaine, Benedetti (con il quale rievoco i saluti portati a Pisa a Trevisan), la viaggiante Mlle Gervaise. Poi alle 12 vino alla Facoltà. Il vecchio Rettore Angelloz, che mi aveva amabilmente ricevuto a febbraio e mi ha proposto per il Dottorato Honoris Causa, se ne va a Strasburgo, assai rimpianto: presenta ai numerosi docenti il nuovo rettore Richard, poco simpatico a tutti. In Francia i Rettori sono funzionari ministeriali: l’antico centralismo napoleonico domina ancora, e ciò spiega molte cose.
Colaz. in casa G. d. Sant., presenti Morini-Combi (il solito buffo tipo), Angelloz e signore, Mlle Martaine.
Prendo la toga all’albergo e corriamo a porci nel solenne corteo dei professori in toghe napoleoniche, decoratissimi, che entrano nella grande Salle des Conferences. Tutta la città è presente. Prefetto in divisa di comandante dei pompieri. E’ presente in mio onore anche il simpatico Console Generale di Marsiglia. Discorso, per me, del Doyen Jourda. Richard mi appunta il “coniglio”. Il mio discorso di ringraziamento suscita un lunghissimo applauso. So che la gente si chiede se sono francese.
Poi alle 7 grande ricevimento nell’Atrio della Facoltà di Lettere. Il Prof. Baldini, Direttore dell’Ist. di Cultura di Marsiglia mi circuisce con conferenze. Parlo con il mio condecorato Prof. German di Basilea, di Liegi, mite e di aspetto calvinista (come la sua toghetta).
4 mart. Intravedo alla televisione, in un caffè, uno scorcio del pontificale di Giovanni XXIII prima della sua incoronazione – Alle 10 viene a prendermi G. De Sant.; e andiamo a visitare l’enorme inesplorato oppidum di Murviel presso Montpellier (quante città sconosciute).
Parto alle 12.43 dopo aver mangiato. Viaggio lungo ma più riposante dell’andata. A Ventimiglia finalmente un vagone ristorante. Folla enorme. Cambio vettura a Genova a mezzanotte.
Notte proletaria in treno, ma dormo sodo e, giunto a Roma alle 7. 3/4, starò ottimamente tutto il giorno.

Agenda n. 1, 1-4 novembre 1958