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Biografie

Biografie apparse dal 1996 (G. Colonna, 1998; G. Colonna, 1996; F. Delpino, 2014).


 

Giovanni Colonna, (voce scritta nel 1998 per l’Enciclopedia Archeologica, ma non pubblicata), ora in Massimo Pallottino a dieci anni dalla scomparsa, Atti dell’Incontro di Studio, Roma, 10-11 novembre 2005, a cura di Laura Maria Michetti, Roma, Ed. Quasar, 2007, pp. X-XI.

Storico del mondo antico, archeologo ed etruscologo (Roma, 9/11/1909 – 7/2/1995). Laureatosi con G. Q. Giglioli nel 1931, è stato funzionario dell’amministrazione delle antichità e belle arti dal 1933 al 1940 (scavi a Capena, Cerveteri e Veio), ha insegnato Etruscologia a Roma come incaricato dal 1937 al 1940, quindi Archeologia e storia dell’arte greca e romana a Cagliari come ordinario dal 1941 al 1945, infine Etruscologia e antichità italiche a Roma dal 1945 al 1980. E stato fondatore e a lungo direttore dei Fasti archaeologici, cofondatore con Giglioli e direttore fino al 1983 di Archeologia classica, direttore di Studi etruschi da quando assunse nel 1972 la presidenza dell’Istituto nazionale di Studi etruschi fino alla scomparsa. È stato anche presidente dell’Union internationale des sciences préhistoriques et protohistoriques (1960-1962), direttore dell’Enciclopedia universale dell’arte (1956-1967), fondatore e direttore del Centro di studio (oggi Istituto) del C.N.R. per l’archeologia etrusco-italica (1969-1981). Innumerevoli i riconoscimenti accademici, sia in Italia che fuori, compresi prestigiosi premi internazionali.

Già negli anni ’30, con la pubblicazione degli Elementi di lingua etrusca (1936), della monografia Tarquinia, che fa il punto delle conoscenze su una tra le maggiori città d’Etruria (1937), e del saggio Sulle facies culturali arcaiche dell’Etruria (1939), P. si afferma come una figura del tutto nuova di etruscologo, dalle competenze pluridisciplinari che abbracciano, con capacità di apporti originali, la linguistica, l’archeologia, la storia e la protostoria. Qualità subito dopo confermate con il classico “manuale” Etruscologia (1942), divenuto col tempo il testo base per l’insegnamento della disciplina, tradotto in molte lingue e più volte rielaborato (settima e ultima edizione: 1984). Contemporaneamente P. si occupa attivamente di arte romana, nell’orbita della Mostra augustea della romanità organizzata da Giglioli, scrivendo il saggio Arte figurativa e ornamentale (1940), lo studio sul grande fregio di Traiano e la monografia L’arco degli Argentari (1946), cui farà seguire nel 1955 L’arte della Colonna di Marco Aurelio.

Salito sulla cattedra romana, P. sviluppa a pieno campo la sua vocazione etruscologica col saggio La scuola di Vulca (1945) e con L’origine degli Etruschi (1947), che introduce nel secolare dibattito iniziato da Erodoto il concetto innovatore della “formazione” in luogo della “provenienza”: concetto che P. estende anche ad altri ambiti e che costituisce l’aspetto teorico più originale del suo pensiero. Intanto elabora per l’ermeneutica dell’etrusco, in parallelo con K. Olzscha, il metodo storico-culturale, o“bilinguistico”, che, dopo le prime sortite degli anni ’30, applica estesamente nel saggio sulla Tegola di Capua (1948), senza tuttavia trascurare gli approcci tradizionali, con la misura e il distacco critico che contraddistinguono tutta la sua opera. Nel solco di questi interessi si colloca la silloge Testimonia linguae Etruscae (1954, 1968°), rimasta fino all’uscita degli Etruskische Texte di H.Rix (1991) lo strumento di lavoro indispensabile a ogni etruscologo.

Nel campo delle riflessioni sull’arte P. estende il concetto di formazione alla genesi e agli sviluppi dell’arte arcaica, intesa storicamente come un crogiuolo di esperienze diverse in cui l’Etruria detiene una posizione di piena originalità, accanto ad altre manifestazioni dell’Occidente mediterraneo. Sono di questi anni i saggi sulle importanti statue da lui stesso scoperte a Veio, l’agile sintesi su La peinture étrusque (1952) e l’iniziativa di una grande mostra sull’arte etrusca, che tra il 1955 e il ’56 viaggiò per tutta l’Europa con enorme successo. L’anno dopo P. iniziò con l’Università di Roma lo scavo del santuario di Pyrgi, avvalendosi fin dall’inizio della collaborazione di G. Colonna. La scoperta dell’altorilievo mitologico del tempio A (1957-1963) e delle iscrizioni su lamine d’oro relative al tempio B (1964) segnano il culmine della parabola dello studioso, ormai internazionalmente riconosciuto come un caposcuola, mentre dirige l’Enciclopedia universale dell’arte e si impegna sia nella Commissione d’indagine del Parlamento italiano sui beni culturali che nel Consiglio d’Europa (1964-1966). Negli stessi anni P. rimedita in Cos’è l’archeologia (1968) la collocazione della disciplina nella cultura moderna.

Gli anni successivi vedono P,, ormai insediato alla testa dell’Istituto di studi etruschi e del Centro etruscologico del C.N.R., dedicarsi alla promozione di iniziative scientifiche e culturali di ampio respiro. Rilancia il Corpus inscriptionum Etruscarum, dà vita al Thesaurus linguae Etruscae, al Corpus speculorum Etruscorum e a quello delle ciste prenestine, organizza una serie di importanti convegni, culminata nel II congresso internazionale etrusco del 1985, realizza mostre di tutto rilievo come Civiltà del Lazio primitivo (1976-77), Prima Italia (1980-81), La grande Roma dei Tarquini (1990), Gli Etruschi e l’Europa (1992-93). Mostre che sviluppano i temi delle ricerche personali che nel frattempo conduce, sia nel campo della storia arcaica di Roma e dei Latini (dalla confutazione degli scritti di Gjerstad e Alfòldi nei primi anni ”60 alla sintesi finale Origini e storia primitiva di Roma, del 1993), sia in quello dei popoli dell’Italia antica, intesi come una realtà profondamente interrelata (Civiltà artistica etrusco-italica, del 1971; Genti e culture dell’Italia preromana, del 1981; Storia della prima Italia, del 1984, senza dimenticare l’impulso dato alla ricerca sui Sabini negli anni ’70). Agli Etruschi in particolare è tornato a rivolgersi negli ultimi anni, con la mostra “europea” del 1992-93 e con un saggio sulla lingua rimasto incompiuto.

BIBL.: Gli Etruschi e Roma, Incontro di studio in onore di M. Pallottino, Roma 11-13 dicembre 1979, Roma 1981, pp. 8-12, 19-22; G. Colonna, Massimo Pallottino “cultore di Roma”, in Studi Romani 30, 1982, pp. 463-466; Id., Presentazione di M. Pallottino in occasione del conferimento del V premio L.G. Borghese, Artena 1994, in StEtr 60, 1995, pp. 427-430; M. Cristofani, in Enciclopedia italiana, V appendice, 4, 1994, p. 35 sg.; AA.VV, Ricordo di M. Pallottino nel trigesimo della scomparsa, in RendMorLinc, s. 9, 6, 1995, pp. 1-31; L. Bonfante, in A7A 100, 1995, pp. 157-159; G. Maetzke, in StEtr 61, 1996, pp. IX- XIII; G. Colonna, in Archeologia viva 15, n. 55, 1996, p. 82 sg. La bibliografia di M. P. fino allora apparsa è raccolta in ArchC! 43, 1991, pp. XIII-L, nn:1-670.

 


 

Giovanni Colonna, «Archeologia Viva», n. 55, gennaio/febbraio 1996

 


 

Filippo Delpino in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 80 (2014)

PALLOTTINO, Massimo. – Figlio di Carlo, funzionario ministeriale, e di Margherita Perotti, nacque a Roma il 9 novembre 1909, primo di quattro fratelli (Adriano, nato nel 1913; Paolo, nel 1919; Luigi, nel 1924).

Compì il ciclo dell’istruzione in istituti privati retti da religiosi (il ginnasio-liceo al Collegio Nazareno). Superati brillantemente gli esami di Stato, si iscrisse nel 1927 alla facoltà di lettere dell’Università di Roma su suggerimento di Alberto M. Ghisalberti, professore di storia al Nazareno, al quale attribuì un determinante influsso nella propria vocazione di storico del mondo antico più che di archeologo (Ricordi liceali, in Rassegna storica del Risorgimento, LXXIII [1986], 4, pp. 425 s.). Nella sua formazione culturale fu fondamentale il rapporto con Giulio Quirino Giglioli, docente di topografia dell’Italia antica alla Sapienza, col quale si laureò nel giugno 1931 con una tesi su Tarquinia. Vincitore della borsa di perfezionamento presso la Scuola di archeologia di Roma, effettuò nel 1932 un viaggio di istruzione in Germania, Belgio, Francia e Svizzera; con un contributo della Scuola nel 1934 si recò in Grecia, dove visitò numerose località, spingendosi fino a Creta.

Nel 1933 vinse, primo fra gli archeologi, il concorso per ispettore nell’amministrazione delle Antichità e belle arti. Assegnato alla Soprintendenza alle antichità di Roma, ebbe dal 1937 la responsabilità del Museo etrusco di Villa Giulia, dove curò l’allestimento delle sale di Veio e di Vulci; in quegli anni effettuò scavi a Capena (e riordinò il Museo civico), Cerveteri, Veio. Il servizio militare (svolto nell’arma del Genio a Pavia e a Roma dal settembre 1934 all’agosto 1936), il matrimonio (a Roma nell’ottobre del 1936 con Maria Sechi, dal quale nacquero Gianvittorio nel 1937, Paola nel 1939, Gaia nel 1941), l’impegno nell’archeologia ‘militante’ non distolsero Pallottino dalle attività di studio e pubblicazione: ne furono frutto, fra gli altri, gli Elementi di lingua etrusca (Firenze 1936) e il volume Tarquinia (in Monumenti antichi dei Lincei, XXXVI [1937]), rielaborazione della tesi di laurea. Tra il 1935 e il 1937 collaborò con Giglioli per la Mostra augustea della romanità nella ricorrenza del bimillenario della nascita di Augusto (23 settembre 1937). Il successo di quell’evento, che secondava le retoriche propagandistiche del fascismo (cui Giglioli e Pallottino aderivano con slancio) e che ebbe vastissima risonanza internazionale, orientò durevolmente lo studioso alla promozione di grandi manifestazioni espositive.

Aspirava intanto all’insegnamento universitario. Del 1934 fu il tentativo, non andato a buon fine, di attivare a Roma un corso di epigrafia etrusca, disciplina alla quale si era applicato fin da studente giovandosi del rapporto con Alfredo Trombetti, glottologo dell’ateneo bolognese, morto nel 1929 mentre attendeva alla revisione del suo La lingua etrusca.

Alla recensione di quell’opera (in Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma, LVI [1928], pp. 155-158) Pallottino aveva fatto seguire un lavoro su alcuni inediti di Trombetti, Nuovi contributi alla soluzione del problema etrusco (dalle ultime note manoscritte di A. Trombetti (in Studi Etruschi, IV [1930], pp. 193-216); fino al 1934 la più cospicua parte dei suoi contributi aveva riguardato temi di epigrafia e lingua etrusca, tra gli altri Il plurale etrusco (ibid., V [1931], pp. 235-298); Questioni ermeneutiche del testo di Zagabria (ibid., VI [1932], pp. 273-281); Rideterminazione morfologica (ibid., VII [1933], pp. 221-243); Metodi, sistemi e risultati nella interpretazione dell’etrusco (in Nuova Antologia di scienze lettere e arti, CCCLXXI [1934], pp. 435-442).
Nel 1937 conseguì la libera docenza in etruscologia e antichità italiche, disciplina che insegnò per incarico negli anni 1938-40. L’istituzione presso il Museo di Villa Giulia (1939) della Soprintendenza alle antichità dell’Etruria meridionale, affidata a Salvatore Aurigemma, limitò l’autonomia di cui Pallottino aveva goduto fino allora e rafforzò la sua aspirazione alla carriera universitaria. Nel 1940, riuscito nella terna dei vincitori di un concorso per l’insegnamento di archeologia e storia dell’arte greca e romana a Cagliari, tenne quella cattedra dal 1941 al 1945. Tra il 1941 e il 1942 resse la Soprintendenza alle antichità della Sardegna, rimasta scoperta per le vicende belliche: effettuò allora scavi a Porto Torres riportando in luce ambienti di epoca tardo imperiale adorni di mosaici (le ‘Terme Pallottino’). Nel novembre 1942 lasciò l’isola a seguito del conferimento di un incarico biennale per la redazione del Corpus Inscriptionum Etruscarum (svolgendosi a Roma, l’incarico gli consentiva di prendersi cura dei figli e della moglie, che una grave malattia aveva privato della vista).

Richiamato alle armi il 24 luglio 1943, fu destinato allo scalo S. Lorenzo devastato dal bombardamento aereo del 19 luglio; fu poi assegnato a una Compagnia fotocinemafotografisti a Monte Mario. Il disfacimento dell’esercito dopo l’8 settembre e l’occupazione tedesca portarono a maturazione la sua crisi politica, da tempo latente: ufficiale alla macchia, Pallottino fu tra gli animatori di un piccolo gruppo clandestino di resistenza di ispirazione cattolica e nazional-solidaristica (l’Associazione per il Risorgimento d’Italia).

Dal 1945 fu chiamato alla cattedra di etruscologia e archeologia italica dell’Università di Roma (già di Alessandro Della Seta, morto nel 1944) che resse fino al 1980 con mutata denominazione (Etruscologia e antichità italiche).

Nel 1942 aveva pubblicato con Hoepli il manuale Etruscologia (preceduto da Gli Etruschi, Roma 1939 e 1940) divenuto subito e ancor più in seguito, in Italia e all’estero, testo base di riferimento per lo studio di quella disciplina, con ristampe, riedizioni accresciute (la settima e ultima nel 1984) e traduzioni in molte lingue (francese 1949; tedesca e spagnola 1965; inglese 1955, 1975, 1978; polacca 1968; ungherese 1988).

Dalla cattedra romana Pallottino rinnovò profondamente gli studi sugli etruschi e sugli altri popoli dell’Italia preromana, giunti con lui a piena autonomia scientifica. Tra gli apporti più significativi è la monografia L’origine degli Etruschi (Roma 1947), in cui il dibattutissimo problema della ‘provenienza’ di quel popolo fu superato ponendo al centro delle indagini lo studio della formazione storica della civiltà degli Etruschi: «una specie di “rivoluzione copernicana” che ha radicalmente trasformato il nostro modo di vedere la questione e, senza averla fatta sparire […], le ha conferito un significato diverso da quel che si soleva darle» (D. Briquel, Pallottino e le origini etrusche, in M. P. a dieci anni dalla scomparsa, Roma 2007, p. 30). Un’impostazione storicistica analoga fu da lui applicata anche ad altre popolazioni dell’Italia preromana, in particolare nell’ampio saggio Le origini storiche dei popoli italici (in Relazioni del X Congresso internazionale di scienze storiche, II, Firenze 1955, pp. 3-60). Memorabili del pari altre opere quali La scuola di Vulca (Roma 1945), La peinture étrusque (Genève 1952), i Testimonia linguae Etruscae (Firenze 1954; ibid. 1968).

La bibliografia pallottiniana conta quasi 700 titoli (73 riediti nella raccolta Saggi di antichità, I-III, Roma 1979). Oltre agli Etruschi – indagati nei vari aspetti storici e storiografici, archelogici, artistici, epigrafico-linguistici – i suoi interessi sono stati rivolti ad altri temi: dalla protostoria (notevole in particolare il saggio Sulla cronologia dell’età del bronzo e del ferro in Italia (in Studi Etruschi, XXVIII [1960], pp. 11-47) a Roma, oggetto di numerosi studi e dell’ultima monografia, Origini e storia primitiva di Roma (Milano 1993), ai popoli dell’Italia preromana (Genti e culture dell’Italia preromana, Roma 1981; Storia della prima Italia, Milano 1984), alla storia delle relazioni fra le antiche civiltà del Mediterraneo (Fondamenti micenei dell’arcaismo greco, in Critica d’arte, VII [1942], pp. 1-17; La Sardegna nuragica, Roma 1950, a cura di G. Lilliu, Nuoro 2000; El problema de las relaciones entre Cerdeña e Iberia en la antigüedad preromana (in Ampurias, XIV [1952], pp. 137-155).

All’apporto dato agli studi con le sue pubblicazioni, con l’insegnamento a Roma e a Perugia (corsi estivi dell’Università per stranieri), con gli scavi nel santuario etrusco di Pyrgi (a partire dal 1957; memorabile la scoperta, nel 1964, delle lamine d’oro con iscrizioni in etrusco e in punico), Pallottino aggiunse un fervido impegno in numerose altre iniziative. Assertore dell’universalità della scienza e delle tradizioni cosmopolite e umanistiche di Roma, brutalmente ferite dagli eventi bellici (e già dal nazionalismo di fine Ottocento), fu tra i promotori, nel primo dopoguerra, di organismi che riaffermassero lo spirito di apertura e di cooperazione internazionale proprio dell’antico Instituto di corrispondenza archeologica, fondato a Roma nel 1829. Nacquero allora l’Associazione internazionale di archeologia classica (AIAC, maggio 1945) e l’Unione internazionale degli istituti di archeologia, storia e storia dell’arte in Roma (febbraio 1946), sodalizi in cui Pallottino ebbe vari incarichi (per l’AIAC fu a lungo curatore dei Fasti archeologici. Annual Bulletin of Classical Archaeology) e che presiedette per più mandati (l’Unione nel 1981-83 e nel 1989-91; l’AIAC nel 1984-1989). Dal 1960 al 1962 fu chiamato alla presidenza dell’Union internationale des sciences préhistoriques et protohistoriques e organizzò a Roma, nel 1962, un grande congresso di quelle discipline.

Nel 1949 fondò con Giglioli la rivista Archeologia classica e ne fu direttore fino al 1983; tra il 1956 e il 1967 diresse l’Enciclopedia universale dell’arte. Nel solco di una tradizione che risaliva a Rodolfo Lanciani e a Giglioli promosse mostre internazionali che rivelarono alla cultura europea l’arte e la civiltà degli Etruschi e delle altre popolazioni dell’Italia antica: da Kunst und Leben der Etrusker (Zurigo 1955, repliche a Milano e a Parigi nello stesso anno, all’Aia, a Oslo e a Colonia nel 1956), a Kunst und Kultur der Etrusker (Vienna 1966, Stoccolma e Torino 1967), a Civiltà del Lazio primitivo (Roma 1976-77, con riedizioni minori a Parigi nel 1977, Budapest nel 1979, Bucarest nel 1981), a Prima Italia. Arts italiques du premier millénaire av. J. Chr. (Bruxelles 1980-1981, Roma e Atene nel 1981), a Les Étrusques et l’Europe (Parigi 1992, Berlino 1993).

L’autorevolezza e la notorietà acquisite con le prestigiose ribalte internazionali gli attribuirono un ‘primato’ fra gli archeologi italiani cui negli anni Sessanta cercò di dare un organismo rappresentativo (la Società degli archeologi italiani) che ebbe vita effimera. Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei nel 1956, nazionale nel 1967, fondò nel 1970, nell’ambito del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) che in quegli anni andava estendendo i suoi interessi anche a settori ‘di frontiera’ delle scienze umane, il Centro di studio per l’archeologia etrusco-italica, che diresse fino al 1981 presiedendone poi il Consiglio scientifico fino alla morte.

Sotto la guida di Pallottino il Centro del CNR si affermò quale fucina di imprese di notevole rilievo illustrate in apposite sedi editoriali (Civiltà arcaica dei Sabini nella valle del Tevere, Contributi alla storia degli studi etruschi e italici, Corpus inscriptionum etruscarum, Latium vetus, Le ciste prenestine, Musei e collezioni d’Etruria, Necropoli rupestri d’Etruria, Quaderni di archeologia etrusco-italica, Repertorio degli scavi e delle scoperte archeologiche nell’Etruria meridionale, Ricognizioni archeologiche in Etruria, Thesaurus linguae etruscae).

Nel 1972 fu chiamato alla presidenza dell’Istituto di studi etruschi ed italici, carica che ricoprì fino alla morte, a coronamento di un rapporto quasi simbiotico: non ancora diciannovenne aveva partecipato, nel 1928, a quel Primo congresso internazionale etrusco che sancì la nascita dell’Istituto, nel 1932 ne era stato nominato socio effettivo, nel 1950 membro del consiglio direttivo, nel 1957 vicepresidente.

Alle attività accademiche Pallottino affiancò un assiduo impegno civile intervenendo sulla stampa quotidiana e periodica in materia di organizzazione degli studi e di tutela e valorizzazione dei beni culturali e partecipando agli organi consultivi del ministero della Pubblica istruzione prima, di quello dei Beni culturali poi (dal 1975), e nell’ambito della Commissione d’indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio (Commissione Franceschini, istituita con la legge 310/1964) di cui tra il 1964 e il 1966 coordinò il gruppo di studio dedicato all’archeologia. Della salvaguardia del patrimonio archeologico si occupò anche in ambito europeo con l’inchiesta affidatagli in qualità di esperto dal Consiglio d’Europa e con il relativo rapporto che fu alla base della Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico (Londra, 6 maggio 1969; La Valletta, 16 gennaio 1992).

Consulente del ministero degli Affari esteri per la diffusione della cultura italiana, fu chiamato alla presidenza della società Dante Alighieri nel 1993; in quella veste s’impegnò ancora nella progettazione di una mostra – L’Italia e la sua lingua nello specchio della storia – che non poté portare a compimento.

Morì a Roma il 7 febbraio 1995.

Fu ascritto a molte accademie, istituti e associazioni culturali italiani ed esteri: Accademia nazionale dei lincei, Accademia nazionale di S. Luca, Accademia etrusca di Cortona, Accademia virgiliana di Mantova, Accademia di scienze lettere e agricoltura di Verona, Istituto lombardo di scienze lettere e arti, Accademia Petrarca di Arezzo, Accademia pontaniana di Napoli, Società nazionale di scienze lettere e arti di Napoli, Pontificia accademia romana di archeologia, Académie des inscriptions et belles lettres (Parigi), Istituto archeologico germanico (Berlino), Istituto archeologico austriaco (Vienna), Accademia britannica (Londra), Society of antiquaries (Londra), Prehistoric society (Londra), Archaeological institute of America (USA), Accademia reale del Belgio (Bruxelles), Accademia polacca delle scienze (Varsavia), Accademia iugoslava delle scienze (Zagabria), Istituto di studi iberici e di etnologia valenciana (Valencia), Unione internazionale di scienze preistoriche e protostoriche, Associazione internazionale di archeologia classica, Unione internazionale degli istituti di archeologia storia e storia dell’arte in Roma, Istituto nazionale di archeologia e storia dell’arte, Istituto nazionale di studi romani, Istituto nazionale di studi etruschi e italici, Istituto italiano di preistoria e protostoria, Società italiana di glottologia, Società romana di storia patria, Deputazione di storia patria per l’Umbria, Rotary club di Roma, Gruppo dei romanisti.

Ebbe lauree honoris causa dalle università di Montpellier, di Lovanio, di Strasburgo e ricevette molte onorificenze: fu cavaliere della Corona d’Italia, dell’Ordine civile di Savoia; ebbe la commenda al merito della Repubblica italiana, all’Ordine Lettres et Arts (Francia), la Ehrenkreuz für Wissenschaft und Kunst I Klasse (Austria); fu Grand’ufficiale dell’Ordine reale della stella polare (Svezia), commendatore Reale Dannebrogorden (Danimarca) e dell’Ordine di S. Olaf (Norvegia). Ricevette la medaglia d’oro dei Benemeriti della scuola della cultura e dell’arte del ministero della Pubblica istruzione, il premio Balzan (Roma-Berna, 1982), il premio Erasmo (Amsterdam, 1984), il premio Cavalli d’oro di San Marco (Venezia, 1991).

Le pubblicazioni scientifiche di Pallottino edite fra il 1928 e il 1991 (669 titoli) sono elencate in Miscellanea etrusco-italica (Archeologia Classica, XLIII [1991], 1-2, pp. XIII-L); altri 20 titoli, apparsi successivamente, sono indicati in M. P. a dieci anni dalla scomparsa, 2007, pp. IX-X.

Fonti e Bibl.: Roma, Archivio Centrale dello Stato, Archivio Pallottino; altri nuclei di carte, anche di considerevole interesse, sono presso il Museo delle antichità etrusche italiche del-l’Università La Sapienza di Roma e presso l’Istituto di studi sul Mediterraneo antico del CNR (in cui è confluito il Centro di studi per l’archeologia etrusco-italica): ne è in corso la schedatura; l’Istituto del CNR detiene inoltre la Biblioteca Pallottino. Un breve profilo biografico di Pallottino con un elenco dei riconoscimenti accademici, delle onorificenze e dei premi attribuitigli è nel volumetto Premio internazionale i Cavalli d’oro di San Marco (Venezia 1991). Per le onoranze tributate a Pallottino in vita e in morte, i necrologi, le commemorazioni, le voci enciclopediche e un primo bilancio critico complessivo del suo operato si rinvia a M. P. a dieci anni dalla scomparsa, a cura di Laura M. Michetti, Roma 2007, nel quale sono raccolti i contributi presentati in un incontro di studi (Roma, 10-11 novembre 2005). Si veda inoltre M. P.: tre momenti nella vita di uno studioso: Veio, Pyrgi, Milano ’55, a cura di M.P. Baglione, Roma 2010; Geschichte der Altertums-wissenschaften. Biographisches Lexicon, Stuttgart 2012, ad vocem; Dizionario biografico dei soprintendenti archeologi (1904-1974), Bologna 2012, ad vocem. Per la parte avuta da Pallottino nel dopoguerra nel rilancio della cooperazione internazionale fra gli studiosi e nelle iniziative circa gli assetti da dare alla Biblioteca archeologica germanica cfr. da ultimo A.M. Rossetti, Federico Pfister commissario per l’Unione della Biblioteca Archeologica «ex-Germanica» (1947-1953). Nuovi dati sul «Kampf um die Bibliotheken», in Annuario dell’Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia Storia e Storia dell’Arte in Roma, 2010-11, n. 52, pp. 213-233.